Stemma Gonnosfanadiga

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Le Chiese

È doveroso fare anche un cenno alle chiese, luogo di incontro non solo per le circostanze tristi e felici ma anche per le manifestazioni culturali e popolari, per esempio “Su Scravamentu” cioè Deposizione. Gli attori si sceglievano tra il popolo, il regista era un sacerdote, la lingua utilizzata era il sardo e la chiesa si occupava dei costumi. Questi spettacoli sacri erano preparati con grande cura e attenzione ed erano vissuti non solo dagli attori ma anche dagli spettatori che aspettavano il momento in ansia.

Fu la Parrocchia di Santa Barbara ad ospitare queste esibizioni e fu l'unica che per secoli registro nascite, matrimoni e morti. Il muro che circondava la chiesa e quest'ultima costituivano la roccaforte del paese nei momenti delle incursioni barbaresche o delle bande armate di predoni sardi; il campanile che era alto otto metri costituiva il posto di vedetta dal quale si poteva vedere tutta la vallata sottostante. La chiesa di Santa Barbara fu preceduta da quella di Sant'Antonio Abate risalente ai tempi dei monaci greci e considerata la più antica del paese. Si pensa che a quella chiesa appartenesse l'acquasantiera che si trova alla destra vicino all'ingresso principale, vista la rudezza dell'oggetto; infatti si possono notare ancore le tracce dello scalpello utilizzato per modellare la forma. I quadri della “Via Crucis” forse risalgono al primo periodo sabaudo in quanto le didascalie sono scritte in due lingue diverse: francese e inglese.

Non meno importante la chiesa di Sant'Elia frequentata per secoli dagli abitanti di Fanadiga, chiusa al culto nel 1903 perché in rovina. Da sempre esistente è stata riedificata nel luogo in cui sorse nel 1724, documentata da un registro intitolato “Libro De Fabbrica De La Iglesia De San Elias De Gonosfanadiga”. Questo documento fu scritto dal notaio Pietro Benedetto Garau che, insieme al Sacerdote Giovanni Antonio Tomasi, si impegnò a convincere gli abitanti a fare un offerta per contribuire alla costruzione della chiesa. La maggior parte dei cittadini acconsentii e firmò un obbligazione con la somma che donava, impegnandosi a versarla man mano che i lavori procedevano; non solo, si impegnavano a prestare anche il lavoro manuale e l'utilizzo dei loro carri e buoi, senza nessuna ricompensa in modo che le donazioni fossero utilizzate principalmente per retribuire i muratori e per acquistare i materiali necessari. Tra le somme raccolte risultavano i pagamenti di alcuni debiti di Decime di Uras e Gonnos dovute al Rettore Mameli, altre erano lasciti nei testamenti. Antonio Saiu donò la somma avuta da una scommessa (5 soldi equivalente a 1000 lire) chi perse la scommessa versò poi la somma di 62 lire corrispondente a 124 mila lire.

Quando la chiesa divenne pericolante fu costituito un comitato che doveva occuparsi del consolidamento e ampliamento della stessa. Nel luglio del 1907 l'ingegnere di San Gavino Battista Piras presentò il progetto dei lavori al parroco Cabitza, che lo consegnò alla prefettura. Il Genio Civile non approvò il progetto in quanto si sarebbe dovuto procedere alla demolizione di gran parte della chiesa, lasciando solo una vecchia facciata; questi lavori erano molto più costosi che non farne edificare una nuova. Il 13 aprile 1908 crolla la chiesa e con essa le incertezze che ancora permanevano.

sacro_cuore_in_costruzioneUn anno dopo fu chiamato l'ingegnere cagliaritano Ernesto Ravot per stendere il progetto di un nuovo santuario da costruirsi nell'area di quella precedente che sarebbe stata demolita completamente. Il 6 aprile 1911 furono tracciate le fondamenta sulle quali sorse la chiesa del Sacro Cuore. Alcuni facoltosi privati contribuirono all'allestimento della parrocchia donando una campana e un organo di circa 1000 canne, somme ingenti in denaro e fornendo l'attrezzatura necessaria.

La chiesa più recente è quella dedicata alla Beata Vergine di Lourdes, consacrata nel 1970 sorge nella parte bassa del paese dove fino a pochi decenni fa c'era ancora la campagna. L'iniziativa fu presa da Monsignor Cauli che era stato parroco del Sacro Cuore; venne interrotta così la tradizione con cui i gonnesi provvedevano da soli alla costruzione delle opere del paese: essi contribuirono con una somma iniziale e all'arredamento.

La chiesa a cui i gonnesi sono più affezionati è quella di Santa Severa, santa romana martirizzata nei pressi di Civitavecchia. Si trova su una collina a sud-ovest del paese, area in cui era stata ritrovata una necropoli romana con delle tombe scavate nella roccia granitica. Un'antica leggenda dice che se il simulacro sistemato sopra l'altare venisse spostato dalla sua nicchia, si scatenerebbero violenti fenomeni atmosferici. Sul granito nella parte inferiore del colle si possono notare delle piccole impronte e sempre secondo la leggenda appartengono alla santa venuta in terra per stare vicino ai suoi fedeli.

Quì sotto un'altra immagine della chiesa del Sacro Cuore come si presenta oggi.

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